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giovedì 6 giugno 2013

'Stigrancazzi di quello che penso io su... Daft Punk senza casco

daft punk senza casco

Stamattina mi sono alzata - presto, perché ho la droga da prendere ogni 12 ore precise - e ho trovato su twitter la "notizia" che era sfuggita per sbaglio una foto dei Daft Punk a volto scoperto, poi subito cancellata.
Se non sapete chi sono i Daft Punk, e siete messi abbastanza male se non lo sapete, vi tranquillizzo subito: no, non sono una banda di rapinatori, né terroristi, né la versione inglese dell'Esercito zapatista del subcomandante Marcos. Tutt'altro: è un duo di musicisti.
I Daft Punk non si presentano mai in pubblico senza casco (qui una breve storia dei vari design), anche nei live, perché... boh, mica posso star qui a spiegarvi tutto io. Esiste google per qualcosa, no?

giovedì 11 ottobre 2012

Who lives forever, anyway?

Sto leggendo "My Two Moms" di Zach Wahls e ieri sera sono arrivata a p. 122, dove dice:
If you were to live forever, life would become meaningless. Knowing that you have only one shot gives that attempt so much value. It's knowing that you will only see a finite number of beautiful, heartbreakingly beautiful, sunsets that gives each sunset the power to paralyze you.

mercoledì 28 marzo 2012

I wish it could have last forever

Questo mese sono rimasta senza il mio PiCcino per più di una settimana e mi sono trovata a pensare: “Minchia, vivere senza PC dev'essere proprio una bella palla: mi è quasi venuta voglia di uscire!”
Tra le cose che ho provato a fare, in alternativa ai cazzi altrui su Twitter o FB, è stato accendere la radio. A casa mia è una condanna la radio: in hac lacrimarum vallae, per trovare un canale che si sente bene, e che non sia Radio Maria, ci vuole molto impegno. Ma col telefono ce la si fa. E così...


Una sera mi è capitato, per puro caso, di sentire alla radio una voce che non sentivo da tempo. Molto tempo. Anni. A voler essere precisi, quasi quattro. Una voce che non ero abituata a sentire per radio (a volte è difficile riconoscere qualcuno fuori dal contesto in cui l'abbiamo conosciuto), ma l'ho riconosciuta subito, con un tempo di reazione da far invidia a Bolt (il cane, chiaramente, non il centometrista!).
Ed è stato un sollievo! Ho pensato: allora, forse, se potessi risentire anche la Tua voce, che temevo d'aver dimenticato, la riconoscerei altrettanto senza esitazioni!
È razionalmente impossibile poter risentire la Tua voce, lo so bene, ma pensare che, in una piccola parte del mio cervello, della mia memoria, c'è ancora un misero neurone che reagirebbe nel riconoscerti, è bello. È consolatorio: significa non averti persa del tutto. Significa che, da qualche parte, ancora vivi...
E “voglio pensare che ancora mi ascolti e che, come allora, sorridi”.

giovedì 8 marzo 2012

Troppo etero per essere vero


Ambientazione: bar dove vado sempre.
Personaggi: io, il mio migliore amico e uno sconosciuto.

Svolgimento: avevo appena finito di suonare con il mio trio (gran bella esibizione, tra l'altro, you had to be there!) e ne stavo parlando col mio migliore amico, quand'ecco avvicinarsi uno sconosciuto che, chiaramente ubriaco e con tanto di bicchiere in mano, biascica: “Di che orchestra siete?”
“Non siamo un'orchestra, siamo un trio” – rispondo, cercando di restare seria. Ma non l'avessi mai fatto! Questo ci parte per la tangente blaterando spesso cose incomprensibili. E poi: “Vi piacciono i Led Zeppelin?”
“Sì, certo!” “Perché John Bonham è stato il miglior batterista della storia e blablabla hic blablabla... hic!”
Con un certo cinismo gli dico: “Sì, ma poi è morto.” E me la rido.
“Eh sì, ma tutti dobbiamo morire prima o dopo! Io non ho mai suonato la batteria, ma mi sarebbe piaciuto. Se mai un giorno imparerò a suonare la batteria, farò scrivere sulla gran cassa: 'tutti dobbiamo morire'!”
Io e il mio amico sorridiamo e annuiamo convinti, ma lo sconosciuto, non pago, riprende, ciondolante: “Ma io, anche se mi sarebbe piaciuto, non ho mai imparato a suonare la batteria...”
“E come mai?” Ma sì, tiriamoci la zappa sui piedi e incitiamolo a proseguire, nella sua arraffante ricerca delle parole, è pietosamente divertente.
“Perché non ho il coraggio di fare le cose che vorrei fare... i miei amici dicono che non ho le palle. Ma io ce le ho! Non in quel senso lì, però! - ... - Non ho il coraggio. Ma magari un giorno imparerò, chi lo sa?”
“Non è mai troppo tardi” – rispondo, con fare convinto.
“Sì, magari un giorno...” poi si rivolge all'improvviso (be', sì, come può agire d'improvviso un bradipo addormentato) al mio amico e, senza cambiare tono o espressione, come se fosse il seguito del discorso, gli chiede: “Ma tu sei gay?”
“No.” – a questa risposta del mio amico, l'ubriaco sconosciuto non risponde, ma se ne va, così com'era venuto, ciondolante e col bicchiere pieno a metà, scatenando in noi due risate e... sì, anche sollievo.

giovedì 12 gennaio 2012

Le canzoni sono macchine del tempo

Ognuno di noi ha delle canzoni speciali. Canzoni che ci fanno tuffare nel nostro passato e risvegliano antiche emozioni e istanti dimenticati negli anfratti più bui della nostra memoria. Risvegliano fuochi che credevamo spenti. Canzoni che ci fanno ricordare esperienze che nemmeno ricordavamo d'aver vissuto.
Vi propongo perciò un viaggio nelle mie canzoni speciali. Quelle che, non appena ne riconosco l'inizio, mi portano indietro nel tempo come la DeLorean.
E questo perché, a volte, annegare (nei ricordi) non è così male.

 
Mi ricorda un giorno di quasi vent'anni fa. Ero seduta sul divano della vecchia casa. Sulla destra l'imponente mobile di legno massiccio, pieno di cassette e dei primi cd e con un bellissimo stereo nero. In piedi, mia sorella maggiore mi disse di ascoltare una cosa.
E partì la voce di Freddie Mercury. Poi gli incredibili cori gospel di Somebody to Love. Oltre a questo ricordo solo d'aver chiesto: “Ma sono tutte donne, sì?”
Vorrei almeno ricordare lo sguardo di mia sorella nel sentirmelo dire. Ah, maledetta memoria!
Michelle – The Beatles
Stessa situazione di prima: casa vecchia, divano, mobile, cassette e cd. Una sorella provava a istruirmi e io fallivo miseramente chiedendo: “Si sono sciolti perché sono tutti morti, vero?”
Alla faccia dell'innocenza infantile.

Barbie Girl e Doctor Jones – Aqua
Due canzoni che mi ricordano le elementari. Il casino. Le feste. Gli amici (praticamente tutti maschi). La Maestra di italiano giovanissima e molto gnocca. Il basket. Le gite in pullman, dove non esistevano iPod o lettori mp3, ma solo le nostre voci e i “Dai, che cantemo!” – per la gioia di autisti e maestre. Giusto per specificare: ero il tipo da ultima-fila-del-pullman.
All the things she said – t.A.T.u
Mi ricordo dello scandalo che creò il video. E la mia amica di sempre che le vide baciarsi dal vivo al Festivalbar. Mammamia! Cose dell'altro mondo! Eccitazione e scandalo. Wow. Di lì a poco l'avrebbero fatto anche Britney Spears e Madonna. Noia.
A thousand miles – Vanessa Carlton
che ho sempre associato a...
Mi è tornata sottomano o, meglio, sottocchio qualche tempo fa quando ho letto su AfterEllen di lei, uscita allo scoperto come bisessuale.
Going Under – Evanescence
Loro possono vantarsi di avermi posseduta per un po'. Agli inizi della mia contestazione adolescenziale, li ascoltavo a manetta. Da un cd che la mia solita amica di sempre mi aveva masterizzato. Faceva molto figo ascoltarli. Lo diceva la mia amica e io mi fidavo.

Dopodiché, il liceo. La maturità musicale si è impossessata di me: ho lasciato perdere i consigli della mia solita amica (che ancora oggi ascolta i Green Day e i Blink 182. Su, ditelo che ho fatto bene!). E, da allora, matrimonio fedele con i Queen. E il rock classico (che è un altro modo per dire “antico”).
Giugno '73 – Fabrizio De André
Le fughe dalla realtà. Le fughe e basta. I rifugi. Le bugie. Le illusioni. Le amiche (che ancora mi parlavano). E io dico che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati...
Five Years – David Bowie
Le dissertazioni storiche. Le analisi dei testi. Le chiacchierate. I forum. Le poesie perdute (letteralmente: una persona si è tenuta l'unico, o quasi, libro di poesie che avevo a quel tempo!). La sua tristezza. La mia incapacità. La paura.
Hallo Spaceboy – David Bowie
Le mattine fredde. Il liceo. Lo studio. Le simulazioni. Le bestemmie. La fatica. Berlino. E il Ka-De-We. Tenersi per mano. Le ore gelide (le più calde). I professori. Le bidelle. La felicità, prima del baratro.
I'll be your mirror – Velvet Underground & Nico
La canzone più bella mi sia mai stata dedicata. Mi ricorda le ore al telefono. Le vaccate. Le chattate. Il treno. Le ferite profonde. La consapevolezza. Di momenti che non ritornano.
Poi T-Rex, The Beatles, Janis Joplin e così via...
Tutti questi nomi han fatto di me ha fatto di me una sorta d'incorruttibile. Perciò è difficile ammettere che ci sono canzoni di altri autori che possono farmi emozionare, fin quasi alle lacrime. Autori come Marco Masini, Vasco o Ligabue... un'onta alla mia reputazione!
Eppure, c'è un ricordo preciso per ciascuna canzone. Un ricordo allo stesso tempo felice e doloroso, molto doloroso, che preferisco tenere racchiuso, protetto dagli sguardi della rete.

Avrete forse notato che mancano del tutto la musica classica e la musica sacra. Una castrazione dovuta alla mia logorrea: non avreste retto anche a quelle, fidatevi! È per il vostro bene, dico davvero.

Concludo. Con una canzone che racchiude tutto quello che avete letto. Una canzone che dice: “Certe volte ho la sensazione di essere tornato ai vecchi tempi, molto tempo fa. Quando eravamo ragazzi, quando eravamo giovani, tutto sembrava così perfetto. Sai?
I giorni erano senza fine; eravamo pazzi, eravamo giovani! Il sole splendeva sempre e vivevamo solo per divertirci.”

giovedì 24 novembre 2011

24 novembre 1991

Io avevo due anni appena quel giorno. Non ricordo nulla. Eppure è una data che non dimentico. E ogni anno, il 24 novembre passo qualche minuto a ricordare cosa successe. L'importanza di chi, quel giorno, se ne andò per sempre, ma divenne, in certo senso, immortale.
 
Quel giorno, causa polmonite, se ne andò uno dei più grandi cantanti di sempre. E lo so che l'ho già omaggiato quest'anno nel blog, il 5 settembre, ma Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, e i Queen hanno segnato la mia vita in modo indelebile. Ne fanno parte, in un certo senso, da sempre. E per sempre. Non sto esagerando!
Intanto, ascoltando i Queen (assieme a David Bowie ed Elton John) sono diventata gay... Oh no, aspettate, qui non siamo in “But I'm a Cheerleader!” (1), vero?
Battute a parte, i Queen mi hanno insegnato molto. E oggi voglio ricordare il “mio” Freddie. Quello che mi ha fatto conoscere delle persone straordinarie, quello che mi ha tenuto compagnia nei momenti più bui, quello che ha esultato con me delle mie vittorie (come quelle di chiunque altro. Suvvia, non ci credo che non avete cantato “We Are The Champions” almeno una volta nella vita!). Quello che ho sempre voluto difendere perché:
«Chi si ammala non è un drogato, un frocio o una puttana, chi si ammala di AIDS è, nella maggior parte dei casi, una persona che sente sulla propria pelle la superficialità e la freddezza di ciò che lo circonda.» [Alberto Delli Ficorelli, Rockstar nr. 138 – Marzo 1992]

P.S. mi scuso se il post è un po' troppo sentimentale e retorico, ma provate voi a scrivere con un pargolo di 6 mesi che vi fa gli occhi dolci affinché lo prendiate in braccio e, una volta che l'avete preso in braccio, continuare a scrivere mentre lui vi strattona il netbook dal cavo d'alimentazione! Uffa!

(1) Una commedia dissacrante sulle persone convinte che gli omosessuali si possano “redimere”. Un film volutamente colmo di luoghi comuni e credenze popolari. Lo stesso titolo rimanda alla difficoltà che si trova nel credere che una lesbica possa essere molto femminile o persino una cheerleader.